martedì 12 febbraio 2013

I Patti Lateranensi: da Mussolini a Craxi, quell'accordo scellerato che stiamo ancora pagando

Chissà se l'anniversario di ieri, quello dei Patti Lateranensi firmati nel 1929, ha avuto un ruolo nella decisione di papa Benedetto XVI di autorottamarsi. Era l'11 febbraio di 84 anni fa, sette anni dopo che il regime fascista era salito al potere, quando Pio XI (tramite il cardinale Pietro Gasparri) e Benito Mussolini celebrarono la nascita dello Stato Vaticano e secondo l'Osservatore Romano bisogna ''constatare ancora una volta la funzionalità della soluzione convenuta'' tra l'Italia e il Vaticano e ''la sua rispondenza a tuttora perduranti esigenze, la sua idoneita' nel continuare a guidare verso obbiettivi condivisi''.
Purtroppo l'affare lo hanno fatto solamente le autorità ecclesiastiche.
Il riconoscimento, infatti, fu reciproco, fra una monarchia assoluta e un regime antidemocratico. In cambio di una enorme quantità di denaro, pari a oltre mezzo miliardo di euro in valuta attuale, i cattolici diedero la loro benedizione al dittatore, che il papa, in un discorso agli studenti della Cattolica, anche allora più indottrinati che sapienti, definì "l'uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare''. Un uomo che non aveva "le preoccupazioni della scuola liberale" e di "tutti quei regolamenti brutti e deformi" (non abbiamo difficoltà a crederlo, visto che si trattava di un tiranno).
Quando si dice la lungimiranza di un papa. 
Proprio di recente una testata inglese, The Guardian (vedi post del 23/01/13), ha raccontato dove siano finiti quei soldi, in una lunga serie di acquisizioni immobiliari in patria e all'estero, a Londra, come a Parigi e in Svizzera. Proprio l'uomo della provvidenza, no?
Dopo Mussolini, è toccato a un altro socialista aggiornare il Concordato. Anche lui pelato, anche lui di nome Benedetto, l'uomo forte degli anni ottanta Bettino Craxi, nel 1984 in cambio della rinuncia alla definizione di religione di Stato e all'obbligatorietà dell'ora di religione a scuola, inventò il perverso meccanismo dell'otto per mille, che ha nel corso degli anni moltiplicato l'ammontare dei soldi pubblici destinato alla Chiesa cattolica e alle sue molteplici attività, spesso non molto trasparenti. 
Anzi, dichiarando il falso nelle caramellose campagne pubblicitarie pagate milioni di euro, la Chiesa non dice che solo il 20% di questi fondi viene destinato alla beneficienza. Tutto il resto va in stipendi per i parroci (che detto per inciso guadagnano oltre mille euro al mese, senza dover pagare nè vitto nè alloggio). 
Nelle scuole l'insegnamento della religione cattolica non è più obbligatorio, è vero, ma chi vuole rinunciarci incontra serie resistenze da parte del corpo docente, che spesso non ha mezzi nè voglia di organizzare ore alternative. La cosa più assurda è che gli insegnanti di religione, pagati dallo Stato, vengono scelti dal Vaticano e nonostante una lenta ma inesorabile diminuzione degli alunni che frequentano religione, i docenti della imprescindibile materia sono passati dai 19.912 dell'anno scolastico 2007/2008 ai 23.779 del 2011/2012 per una spesa che fino al 2009 era calcolata in 680 milioni di euro all'anno (poi il Ministero ha smesso di pubblicare i dati, chissà perchè). 
Inutile ricordare come sono finiti i due uomini della provvidenza. Uno appeso per i piedi dopo essere stato fucilato, l'altro latitante all'estero inseguito dalla magistratura italiana che lo aveva condannato in via definitiva a una decina di anni di carcere. 
Oggi è in programma anche una cerimonia per festeggiare l'evento. Il trionfo della commistione tra fede e potere, insieme a braccetto per spremere le casse pubbliche e per autolegittimarsi a vicenda. Storia di un popolo bue, di uomini forti di latta e di una democrazia del tutto incompiuta, visto che ancora poggia su pilastri del ventennio.




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