lunedì 31 gennaio 2011

Marchionne gongola: "La Chrysler è rinata". Forse il prossimo anno, per adesso aumentano le perdite.

"La Chrysler è rinata". Parola di Sergio Marchionne e di tutta la stampa on line italiana, che quando dice una cosa il manager col maglioncino tira fuori la grancassa. Ma che bravo questo italiano che annuncia risultati a gonfie vele. Per il 2011 la casa americana prevede ricavi per oltre 55 miliardi e un utile netto pari a 0,2-0,5 miliardi. Dove "prevede", tuttavia, non è un termine da sottovalutare. Infatti nel 2010 sono aumentate le perdite trimestrali e il gruppo automobilistico controllato da Fiat ha chiuso il quarto trimestre dell'anno scorso con un rosso di 199 milioni di dollari, a fronte di una  perdita di 84 milioni del trimestre precedente. Sono in calo anche i ricavi (-2,3%) e la società ha chiuso il 2010 con una perdita netta di 652 milioni di dollari.
Quando si dice l'economia di carta e chiacchiere.

domenica 30 gennaio 2011

Giuliano Ferrara e l'italico vizio di parteggiare per il padrone.

Fra i tanti ex comunisti alla corte del re Silvio è sempre spiccato, non solo per la mole, Giuliano Ferrara, stipendiato dal Cavaliere a vario titolo ormai da decenni. Oggi scopro che Il Giornale di Sallusti, la più ributtante fogna cartacea del panorama editoriale italiano, gli ha offerto una collaborazione iscrivendolo alle truppe cammellate che dovrebbero cercare di rifare una verginità all'immagine del Padrone. Siccome l'amico è tutt'altro che stupido, dopo aver ripetuto la solita solfa delle procure che si vorrebbero sostituire al potere politico, infila una stoccata dolorosissima.
"Siamo tutti un po’ in mutande, ma il presidente del Consiglio ha ancora risorse politiche, la principale delle quali è quella che scarseggia tra i suoi numerosi e agguerriti nemici: il consenso dei cittadini".
Mi ha fatto davvero male, perché mi ha costretto a pensare in che razza di paese di merda sono nato e vivo.

sabato 29 gennaio 2011

Obama aiuta gli egiziani a liberarsi di Mubarak. Non potrebbe fare qualcosa anche per noi?

Hosni Mubarak è uno dei Berlusconi dell'area del Mediterraneo. Battute a parte sulla sua presunta nipote, ha goduto per 30 anni dell'appoggio di Stati Uniti (e di Israele) che lo hanno usato come scudo contro i possibili integralismi musulmani, nonché della tacita compiacenza di tutti i paesi europei. Coetaneo anche lui del re del Bunga Bunga, è passato indenne attraverso numerose crisi economiche interne all'Egitto, reprimendo qualsiasi forma di dissenso e godendo del totale controllo di tv e giornali (un'altra affinità elettiva con l'amico Silvio).
Ora sembra avere i giorni contati e il bello è che secondo alcune rivelazioni dei file di Wikileaks dietro la rivolta popolare che lo sta lentamente destituendo, ci sarebbe proprio la Casa Bianca, che evidentemente lo considera una persona ormai non più affidabile. Come successo in passato con altri fantocci sostenuti da Cia e Washington (tipo Saddam o i talebani in Afghanistan), i nostri cow-boy sembrano convinti che sia giunto il momento di cambiare cavallo. Non è un caso che a proporsi alla guida del paese sia arrivato Mohammed el-Baradei, premio Nobel per la pace nel 2005 e ex direttore generale dell'Agenzia delle Nazioni Unite che controlla i programmi nucleari dei paesi a rischio. Un moderato, stimatissimo da tutta la comunità internazionale, che veramente potrebbe dar vita ad una transizione pacifica.
Per ora il dittatore non molla (e purtroppo il tributo di sangue pagato si fa via via sempre più insopportabile), ma alla fine, quando lo scaricheranno anche esercito e polizia, salirà su un aereo come Ben Alì in Tunisia e non ne sentiremo più parlare.
Ora capisco che Barack Obama abbia l'agenda un po' piena, ma chissà se ha valutato l'ipotesi di fare qualcosa anche per noi?

venerdì 28 gennaio 2011

Cronisti d'assalto: Carlo Rossella e la Coca light.

Per chi non lo conoscesse, Carlo Rossella è uno di quei giornalisti che fanno venire la voglia di stracciare la tessera dell'Ordine. Ex iscritto al Pci, fatto che non gli precluse la possibilità di lavorare per la Stampa della famiglia Agnelli, fu uno dei firmatari del famoso appello contro il commissario Calabresi, accusato del tragico volo dalla finestra della questura di Milano dell'anarchico Giuseppe Pinelli
Il suo passato da gruppettaro scompare del tutto nel 1994, data della discesa in campo di Silvio Berlusconi, quando prende le parti dell'uomo forte ottenendo prima la direzione del Tg1 e poi quella del Tg5, dopo una nuova parentesi alla Stampa, stavolta da direttore. Coinvolto in diverse "bufale" giornalistiche, come quella sparata dalle colonne di Panorama nel 2002 sul fatto che l'Iraq aveva acquistato uranio dal Niger (l'alibi per scatenare la guerra contro Saddam), attualmente dirige Medusa film, la società di produzione cinematografica di Mediaset e collabora con diversi giornali per i quali scrive brevi notizie che il vecchio giornale satirico Cuore avrebbe inserito nella celeberrima rubrica "Ecchissenefrega".
Nei verbali raccolti dall'avvocato Ghedini a difesa di Berlusconi, Rossella racconta le notti del bunga bunga sottolineando la sua professionalità. “Essendo io un cronista, ho notato che girava molta Coca Cola light, acqua minerale e qualche amaro”. 
Occhio di lince, l'amico. Di coca ne girava a fiumi (dodici chili) ma non esattamente in versione light.

Vergogniamoci per loro: la giunta per le autorizzazioni a procedere.

L'istituzione più inutile del Parlamento italiano è la Giunta per le autorizzazioni a procedere, che da anni ha salvato il fondoschiena a decine di parlamentari inquisiti di tutte le colorazioni politiche. Dovendo essere un organismo super partes è di solito presieduta da un parlamentare dell'opposizione (anche se definire il democratico Pierluigi Castagnetti uno dell'opposizione è veramente un volo pindarico). La maggioranza, anche se di un voto, è comunque prevalente: ci sono 11 esponenti del Pdl e 10 fra Pd, Idv, Udc e Finiani. Due di questi dieci, tanto per cambiare, ieri erano assenti: la deputata Anna Rossomando (Pd) che secondo una notizia dell'Agi è ricoverata da giorni in ospedale e Giuseppe Consolo (Fli), anche lui assente per malattia, anche se la sera era bello fresco sui divani di Porta a Porta a sparare idiozie insieme alla solita compagnia di giro. Sono quel gruppo di simpatici parlamentari che negano sempre e comunque l'autorizzazione ai magistrati a procedere contro i loro simili, fin dai disgraziati tempi di Tangentopoli e del nostro vecchio Alì Babà, Bettino Craxi, passando per i più recenti casi degli abusi edilizi di cui è accusato il ministro Altero Matteoli, o dei legami con la camorra del sottosegretario Nicola Cosentino, per il quale i magistrati avevano chiesto perfino l'arresto. Il bello è che fu istituita nel 1993 per agevolare proprio i giudici, in modo che non dovessero chiedere l'autorizzazione della Camera prima di svolgere indagini su un deputato, ma solo nel caso in cui se ne richiedeva l'arresto o come nel caso di Silvio Berlusconi un processo per direttissima. Naturalmente la casta ha fatto sempre quadrato a prescindere dal colore politico.
Ieri hanno dato il massimo. 
Il relatore, Maurizio Paniz, ha tranquillamente sostenuto che Berlusconi telefonando alla Questura di Milano per far liberare Ruby ha agito per motivi istituzionali, visto che era convinto che si trattasse della nipote di Mubarak. Ora la tesi assurda (se fosse stata davvero la nipote di Mubarak aveva diritto di essere rilasciata nonostante fosse stata fermata per furto?) dovrà passare il voto dell'Aula, ma è facile scommettere che qualcuno delle finte opposizioni (tutta quella pletora di farise democristiani che si nasconde nella file del partito dei mafiosi di Casini e nel Pd) verrà colto da improvviso malore per evitare sorprese. 
Se proprio volete farvi due risate, andate a vedere il sito web di Paniz, detto il Berlusconi delle Dolomiti (nel senso che è di Belluno ed è il sesto deputato più ricco dell'attuale legislatura). Avvocato difensore dell'Unabomber italiano (prosciolto con più di qualche dubbio), l'interesse principale di Paniz è sicuramente il calcio, visto che nella sua pagina personale mette in evidenza il fatto di essere il presidente dello Juventus Club di Montecitorio (!) e di essere uno dei componenti della Nazionale dei Parlamentari. Sul suo sito la documentazione più corposa è quella relativa agli incontri di calcio ai quali ha partecipato, con tanto di presenze e reti segnate. Roba che neanche i bambini dell'asilo.

giovedì 27 gennaio 2011

Bunga bunga, un'altra minorenne, undici chili di cocaina. Per rimuovere Silvio dovremo chiedere l'intervento dei caschi blu.

"Sciogliamo le camere per un mondo migliore, sciogliamo le camere con i caschi blu", cantava la banda di Avanzi ai tempi di Tangentopoli. E mi sa che ci risiamo. 
Francamente non vedo cosa altro possa uscire fuori fra i particolari della scellerata vita di Silvio Berlusconi perché qualcuno si decida a staccargli la spina. Le novità di oggi sono che alle feste del bunga bunga, oltre a Ruby, c'era almeno un'altra minorenne, una prostituta brasiliana di nome Iris Berardi. Non basta. Lo scorso agosto il fidanzato di una delle favorite del Sultano, Marysthell Garcia Polanco, viene beccato con 12 chili di cocaina equamente suddivisi fra lo scantinato della casa di lei all'Olgettina ed un altro appartamento a Milano. Il megaspacciatore, Ramirez Della Rosa, viene fermato a bordo di una macchina intestata a Nicole Minetti. La Polanco non viene nè arrestata, nè indagata (anche se il quantitativo di droga è roba da traffico internazionale) e qualche mese dopo chiama il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi sulla sua linea privata, dice alla segretaria il nome di Berlusconi e si raccomanda per ottenere il passaporto. Lui le fissa subito un appuntamento e poi le dice: "Mi saluti il presidente". 
Complimenti al prefetto. Siamo proprio in ottime mani.
Il Banana è così nei casini che per far star zitta la prostituta marocchina le offre quattro milioni di euro e tutte le altre favorite dell'harem, giustamente, si incazzano. "Si sta comportando da pezzo di merda pur di salvare il suo culo flaccido. Giusto che si faccia sentire lui se non lo farà mi comporterò di conseguenza... quel briciolo di dignità che mi rimane la voglio tenere... visto che lui non mi ha chiamato... gli faccio prendere paura. Quando si cagherà addosso per Ruby chiamerà e si ricorderà di noi.. adesso fa finta di non ricevere chiamate", sbotta la Minetti al telefono. 
Un delirio.
La cosa triste è che mentre perfino le prostitute si ritrovano ad avere uno scatto di dignità, quell'accozzaglia di parlamentari (314) che continua a votare per tenere in piedi questa parodia di governo non viene neanche attraversata dal dubbio. Ex fascisti come La Russa, Gasparri, o Matteoli, ex socialisti alla Cicchitto o alla Sacconi, ex radicali ora addirittura integralisti cattolici come la faccia più scema della compagnia, Gaetano Quagliariello, non si pongono neanche una domanda sul livello della persona che continuano a sostenere. 
Proprio vero che la differenza fra puttane e politici è che che ci sono cose che le puttane non fanno.

mercoledì 26 gennaio 2011

Silvio culo flaccido.

Ha fatto la figura del matto per difenderla alla trasmissione di Gad Lerner, e lei ora si scopre che lo considera un "pezzo di merda"."E un pezzo di m... Se vuole vedermi mi chiama lui, ma se vado ci vado con gli avvocati", ha detto, intercettata, la consigliera regionale Nicole Minetti, l'ex igienista dentale paracadutata nel Consiglio regionale della Lombardia. "Non me ne fotte un c... se lui è il presidente del Consiglio o, cioè, è un vecchio e basta. A me non me ne frega niente, non mi faccio prendere per il culo. Si sta comportando da pezzo di m... pur di salvare il suo culo flaccido".
Lentamente emerge cosa pensano di lui tutte le sanguisughe che gli si sono attaccate addosso- Ed è giusto così.

Vedi Napoli e poi muori: lo strano caso delle primarie del Pd

Non c'è pace sotto le insegne del Pd. Mentre il Caimano nuota in cattive acque per il caso Ruby, il principale partito di opposizione si arrotola su se stesso non riuscendo mai neanche lontanamente a rappresentare un'alternativa credibile. L'ultimo caso è quello delle primarie per il sindaco di Napoli, dove si sono sfidati due personaggi che francamente  lasciano perplessi: il bassoliniano Andrea Cozzolino e l'ex migliorista (leggi craxiano doc) Umberto Ranieri. Il primo, appoggiato dal partito, avrebbe formalmente vinto la consultazione, ma sono immediatamente volate accuse di brogli, operazioni di inquinamento del voto e di compravendita del consenso. I due ora si scanneranno a colpi di ricorsi, ma sarà difficile che uno di loro possa far dimenticare i guasti di anni e anni di amministrazione di centrosinistra a Napoli, passata per la grande disillusione di Bassolino e per l'inutile Rosa Russo Jervolino (quella che una volta se la prendeve con i fumetti di Lupo Alberto perché invitavano i ragazzi ad usare il preservativo).
Vada come vada, sarà un'altra amministrazione regalata al centrodestra.

lunedì 24 gennaio 2011

Un colpo al cerchio e uno alla botte: sul caso Ruby Bagnasco assume l'inconfondibile stile gesuita.

I potenti, alla fine, si blandiscono sempre. E' la storia millenaria della Chiesa cattolica, capace di restare a galla di fronte alle tempeste più feroci, dispensando assoluzioni a pagamento per chi può pagare e mostrando la faccia feroce di fronte ai diseredati. Non poteva certo aggirare questa regola il presidente dei vescovi italiani, il cardinale Angelo Bagnasco, grande sostenitore di Berlusconi e della sua carovana di nani e ballerine.
Quei buontemponi di Repubblica vedono il bicchiere mezzo pieno e sottolineano come il numero uno della Cei abbia bacchettato lo stile di vita un po' "pimpante" (per dirla come Emilio Fede) del nostro premier. "La collettività guarda sgomenta gli attori della scena pubblica, e respira un evidente disagio morale", ha detto Bagnasco facendo tremare le vene dei polsi al povero Silvio. "Chiunque accetta di assumere un mandato politico deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell'onore che esso comporta", ha aggiunto con il tono severo, come se uno che possiede sei ville in Sardegna, decine di case in Lombardia, mezza isola dei Caraibi e no so più neanche quante altre proprietà immobiliari possa essere giudicato "sobrio" solo se non va a a mignotte.
Poi Bagnasco si ricorda, proprio come Ruby Rubacuori, che con "Silvio mangiano tutti" e quindi fa una bella sparata contro i magistrati milanesi. "Qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l'ingente mole di strumenti di indagine", dice il neo gesuita, coprendosi di ridicolo, e invita a "fermarsi tutti e in tempo. Come pastori che amano la comunità cristiana, e come cittadini di questo caro paese, diciamo a tutti e a ciascuno di non cedere al pessimismo, ma di guardare avanti con fiducia".
Insomma i magistrati si fermino e Silvio vada pure avanti, magari stavolta trombando in giro con un po' più di discrezione.
E i normali cittadini? Niente. Per loro contano anche le pippe. 

Il papa scopre Internet e invoca lo "stile cristiano". Ma i siti web cattolici sono spesso zeppi di violenza verbale gratuita e ignorante.

Siamo rovinati. Il papa ha scoperto internet, ha sottoscritto le regole di Facebook ("non bisogna allestire profili fasulli") e, zitto zitto ha invitato alla solita crociata. I cattolici devono fare da "sentinelle" del web e comportarsi con "stile cristiano". "Il contatto virtuale non può e non deve sostituire il contatto umano diretto con le persone a tutti i livelli della nostra vita", ha detto Benedetto XVI, ricordando al tempo stesso che non bisogna rifugiarsi in una sorta di mondo virtuale.
Parole grottesche, visto che escono dalla bocca di uno dei più noti spacciatori di oppio dei popoli (credere nell'aldilà cos'altro è se non credere in un mondo virtuale?), ma ancora più sinistre se uno dà una rapida scorsa alle migliaia di siti web integralisti cattolici e cristiani, che sulla rete incitano all'odio e alla violenza. Sappiamo bene cosa succede negli Stati Uniti a chi è favorevole alla scelta delle donne sull'aborto e la considerazione che molti alti prelati hanno dei "diversi" (gay, musulmani, donne), ma senza spostarci tanto basta fare una ricerca su quello che offriamo in Italia.
Su tutti spicca il sito di
Pontifex, un autentico vaso di Pandora di integralismo ai limiti della demenza, che in questi giorni si è fatto un po' di pubblicità denunciando Vauro per una vignetta sul papa presentata ad Annozero, nella quale Ratzinger afferma più o meno che "se a Berlusconi piacciono così tanto le minorenni può sempre frasi prete". La battuta era divertente ed efficace, solo chi ha il prosciutto davanti agli occhi crede davvero che il papa abbia fatto qualcosa per combattere la pedofilia all'interno della Chiesa, dopo aver coperto per decenni gli abusi quando era a capo dell'ex Sant'Uffizio. Quelli di Pontifex si sono un po' risentiti e hanno presentato denuncia contro quella che definiscono "oscena, volgare, infame vignetta". Poi esagerano e parlano addirittura di blasfemia (reato che forse vige ancora solo da noi e ovviamente nei paesi dove c'è la sharia).
Ma non è tanto quello il punto, quanto quello che si legge in giro per tutto il sito. C'è un'intervista a Daniela Santanchè, descritta come "donna di alti valori e da elogiare per la serietà", la quale non esita un istante nell'affermare che "non esiste un governo più vicino ai valori cattolici di quello Berlusconi", ce ne è una con Maurizio Gasparri, definito "amabile e gentile coordinatore nazionale del Pdl", il quale con amabilità e gentilezza ci ricorda che "Vendola dovrebbe tacere. Critica l' altrui bunga bunga che intanto non é nulla di male, ma almeno avviene con donne. Prediche, da certi pulpiti, lasciano per lo meno perplessi, viste per le predilezioni particolari". Insomma, la vecchia teoria che è meglio essere dei frquentatori di prostitute minorenni che froci.
L'intero sito è un pullulare di attacchi contro il governatore della Puglia per il solo fatto di essere omosessuale, c'è perfino la vedova del pluridivorziato Giorgio Almirante che parla di educazione sessuale e sui gay sostiene che sono "un'altra brutta roba. Meritano maggior rispetto gli animali che fanno tenerezza, ma loro, questi signori, non rispettano neppure la natura, la stravolgono, sono dei veri casi patologici".
Sarebbe questo lo stile cristiano con il quale stare sul web?  Qualcuno istituisca delle sentinelle laiche.

Palestinian Papers, il sangue dei vinti e la scarsa voglia di pace di Israele.

Chissà se dopo le ultime rivelazioni di Wikileaks sul conflitto mediorientale si potrà finalmente dire che agli israeliani, di destra e di sinistra, del processo di pace non è mai fregato veramente nulla. Dallo scoppio della prima Intifada (correva l'anno 1987) ad oggi, il partito di Arafat (al Fatah) ha concesso di tutto e di più ricevendo in cambio solo morte e distruzione. Il progressivo isolamento a cui sono stati costretti i palestinesi "moderati" (quando Arafat venne in visita a Roma e fu ricevuto dal papa nel ghetto ci furono violentissime manifestazioni di protesta contro quello che veniva definito un "terrorista") e la violenza cieca dell'estrema destra ortodossa israeliana (che fece fuori Yitzakh Rabin) hanno prodotto solo ulteriori estremismi e l'affermazione politica degli integralisti di Hamas all'interno dei territori occupati.
Ora dai file diplomatici svelati dal sito di Assange emerge come l'Autorità nazionale palestinese abbia offerto segretamente a Israele "enormi concessioni" su Gerusalemme nel 2008 e nel 2009, che lo Stato ebraico ha poi rifiutato. Non solo. L'Operazione "Piombo Fuso, una vera e propria guerra scatenata dall'esercito israeliano nella striscia di Gaza tra il dicembre del 2008 e il gennaio del 2009 e costata la vita a 1.400 palestinesi, fu effettuata dopo aver preventivamente avvertito l'Autorità palestinese, che probabilmente sacrificò le vite umane dei suoi concittadini sull'altare del conflitto contro la frangia estremista di Hamas.
Un bagno di sangue dopo l'altro, senza alcun motivo e con il perenne incondizionato appoggio della comunità internazionale, preoccupata ogni volta dalle accuse di antisemitismo che piovono sulla testa di chiunque abbia il coraggio di dire che l'esercito di Tel Aviv è composto da un branco di macellai.
Ora però ci sono le carte. E quelle, per definizione, cantano.

domenica 23 gennaio 2011

Avviso ai credenti: sospendete il giudizio su Silvio (o quello vi taglia i fondi).

Avviso ai credenti: sospendete il giudizio morale nei confronti di Silvio Berlusconi finché la verità non verrà a galla. E' lo stupefacente messaggio contenuto in una lettera "aperta" firmata da alcuni devoti fedeli del Pdl: Raffaele Calabrò, Roberto Formigoni, Maurizio Gasparri, Maurizio Lupi, Alfredo Mantovano, Mario Mauro, Gaetano Quagliariello, Eugenia Roccella e Maurizio Sacconi.
Una ''marea di pettegolezzi'' rischia di farci tutti ''trascinare da un moralilsmo interessato'' contro Berlusconi, scrivono i nostri, un moralismo che ''nulla ha a che fare con la imitatio Christi a cui la Chiesa ci invita''. Un moralismo che puo' diventare una ''trappola'' e ingannare i cittadini e magari spingerli a pensare che il loro presidente del Consiglio è davvero il vecchio porco malato e rimbambito che emerge dalle intercettazioni del caso Ruby. In fondo poi, anche il vecchio Gesù era un frequentatore di prostitute, no?
Non vi commuovete troppo, però. Quella è gente dal doppio pelo sullo stomaco (fra i firmatari figurano ex fascisti, ex socialisti, ex radicali), non sembra proprio una conventicola da opera pia. E infatti, come suggeriva la gola profonda del caso Watergate ai giornalisti Bob Woodward e Carl Bernstein, bisogna sempre "seguire il denaro". Domani è prevista la relazione del cardinal Bagnasco alla Conferenza Episcopale, nella quale sarà inevitabile un richiamo ai festini di Arcore. I nove cattolici della letterina ricordano alle tonache nere i numerosi favori fatti da questo governo, "dalla difesa della famiglia alla libertà di educazione" (ovvero i soldi alle scuole private), "dalle leggi in difesa della vita" (opposizione cieca e sorda a qualunque tentativo di legge sul testamento biologico) "all'attuazione del principio di sussidarietà" (qui è un po' più difficile da spiegare, ma sempre di soldi si tratta, magari per gli ospedali, o le università).
Quindi attenti vescovi. Una parola di troppo domani e il Cavaliere del Cialis vi taglia i fondi.

Non c'è più religione. La "truffa" dell'ora alternativa a scuola.

Bugiardi impenitenti come al solito i cattolici italiani. Mentono su qualunque cosa, approfittando del fatto che la loro presenza è talmente radicata nel solco delle tradizioni irrinunciabili che consentono loro di sopravvivere all'interno di una società che, per fortuna, si va sempre più secolarizzando.
L'unione degli atei e agnostici italiani (Uaar) ha recentemente rilanciato la campagna sull'ora alternativa a quella di religione a scuola, ricordando a tutti coloro che vivono in Italia che di recente è stato ribadito un loro diritto: ogni scuola è obbligata a garantire una soluzione diversa a quella dell'ora di religione. È quanto ha stabilito il Tribunale di Padova, accogliendo il reclamo presentato dai genitori di una bambina frequentante una scuola primaria statale della città veneta. Mentre ai suoi compagni era impartito l’insegnamento della religione cattolica, l’alunna era stata costretta prima a rimanere in classe, poi a trasferirsi in classi parallele, senza che l’istituto provvedesse ad attivare le lezioni alternative richieste. Secondo il tribunale, la loro attivazione costituisce invece un obbligo, e l’istituto e il ministero dell’Istruzione sono stati condannati anche al pagamento della somma di 1.500 euro.
Perché la scuola non garantisce questo diritto quasi mai? La spiegazione è semplice e a noi genitori atei di due figli che vanno alle elementari ci è stato risposto che per l'ora alternativa non c'erano i soldi e che tutto quello che potevano fare era tenere i nostri bambini un'ora in un'altra aula, magari da soli, a far niente. Non ce la siamo sentita, anche perché la possibilità che facciano proselitismo almeno su mio figlio più grande (10 anni) è assai remota. Fra i suoi compagni, che vengono coercizzati a frequentare noiosissimi corsi di catechismo in parrocchia anche pomeridiani in vista della fatidica prima comunione, lui è ovviamente molto invidiato perché non è sottoposto a niente di tutto questo ed è libero dopo la scuola di giocare a calcio (e ci mancherebbe altro, dopo otto ore al giorno passate sui banchi).
La nostra è dunque una scelta di quieto vivere, ma è sbagliata. Ce la possiamo permettere solo perché siamo benestanti e in grado di pagare ai bambini il nuoto, il calcio e magari anche l'inglese, privatamente. Eppure la scuola dove vanno i miei figli avrebbe tutte le strutture (aule, palestra, giardino con campetto di calcio) per garantire certe cose anche a chi non può comprarsele fuori. Ma negli ultimi anni governi di destra e di sinistra (non dimentichiamoci mai che prima di quella campionessa di Mariastella Gelmini abbiamo avuto il coraggio di schierare lo scout Beppe Fioroni) hanno preferito assumere decine di migliaia di insegnanti di religione (spesso dei perfetti idioti e incompetenti) scelti direttamente dal Vaticano.
E ora, naturalmente, le diocesi possono permettersi di affermare che il 90% dei bambini frequenta felice l'ora di religione a scuola.
Bastardi. Dentro e fuori.

sabato 22 gennaio 2011

L'assessore coi sandali, l'ultima gag del sindaco de' Roma

Se Berlusconi spopola a livello nazionale, dobbiamo dire che anche qui da noi a Roma non ci facciamo mancare niente. Il sindaco Gianni Alemanno, quello che avrebbe dovuto farci vedere di che pasta è fatta la destra sociale, non ha neanche finito il rimpasto in Giunta (imposto sotto dettatura dai maggiorenti del Popolo della Libertà) che gli hanno beccato con le mani nel sacco anche un altro consigliere comunale, l'ex carabiniere Francesco Maria Orsi, accusato di un po' di tutto, cessione di cocaina compresa.
Cancellata l'unica faccia presentabile che aveva dalla sua parte, quella dell'assessore alla Cultura Umberto Croppi (un libero pensatore che negli anni ottanta prese posizioni scomode all'interno di quel monolite autoreferenziale che era il Msi di Giorgio Almirante), Alemanno si è in sostanza autocommissariato prima della bancarotta.
Ma la nomina più ridicola è stata quella del neo assessore alla Famiglia e alla Scuola, Gianluigi De Palo, un cattolico integralista che gira coi sandali da francescano, probabilmente neanche sapendo chi era san Francesco (difficile che il poverello di Assisi, tanto per dire, si sarebbe fatto vedere in giro con questa accolita di personaggi così poco raccomandabili). Alemanno giura che è un uomo super partes, perché alle elezioni ha votato Rutelli (!), pensate un po'.
Presidente provinciale delle Acli di Roma (Associazioni cristiane lavoratori italiani ) e dal 2006 Presidente di Scienza & Vita Roma (sì sono quelli che perdonerebbero tutto tranne la possibilità che qualcuno faccia della propria vita il cazzo che gli pare, tipo morirsene in pace), la sua prima dichiarazione è stata la seguente:
"Le mie priorità per i prossimi due anni sono la piena e definitiva applicazione del quoziente famigliare, il potenziamento degli asili nido, l'ascolto dei giovani, la creazione di un patto educativo tra famiglia, scuola e istituzioni civili ed ecclesiali. Roma deve diventare una citta' a misura di famiglia".
Cosa ne sappia di famiglia questo finto prete non è dato saperne. Ma il senso della sua dichiarazione è ovviamente molto netto: favorire le famiglie numerose (magari miliardarie, ma numerose) e consentire alle autorità ecclesiastiche di mettere bocca anche sui progetti educativi, come se non fosse già abbastanza un mezzo schifo che alle elementari pubbliche dove va mio figlio si facciano DUE ore di religione settimanali e UNA di inglese. Quanto al potenziamento degli asili nido, quanto scommettiamo che non ci saranno i soldi? Anche perchè li daranno a quelli privati, alla faccia di san Francesco.

Il ritorno di Wa(l)ter Veltroni. Opposizione senza più speranze.

E' nei momenti del bisogno che si riconoscono i veri amici. La saggezza popolare non mente mai. E così, mentre Silvio Berlusconi annaspa un po' su tutti i fronti (il caso Ruby sembra solo la punta dell'iceberg), ed è costretto a farfugliare scuse pietose, come quella di essere vittima di "spionaggio" da parte della magistratura, mentre è solo vittima di un branco di ragazzine affamate di soldi e armate di tutti i nuovi gadget che la tecnologia mette a disposizione, rendendo chiunque di noi un potenziale James Bond, indovina chi esce dal cilindro del cappellaio matto? Altro che quelle indegne comparse televisive come Quagliariello e la Santanché, che fanno più danni che altro. In soccorso di Silvio arriva il numero uno, l'uomo che con una sola frase potrebbe ribaltare per l'ennesima volta la disfatta del Cavaliere e trasformarla in una nuova esaltante vittoria.
Wa(l)ter Veltroni ha approfittato di questo sabato uggioso per rilanciarsi in politica parlando al Lingotto, lì dove fece ridere le platee già nel 2000 (chi si ricorda di I Care, lo slogan con il quale riconquistò la segreteria dell'ex Pci per portarlo felice alla sonora sconfitta del 2001?) e nel 2007, quando lanciò il suo programma per l'Italia prima di venire nuovamente bastonato alle elezioni e costretto alla resa. Chi sperava di vederlo finalmente emigrare in Africa, magari a beccarsi la malaria come George Clooney, si rassegni. Wa(l)ter è di nuovo fra noi e sentite un po'.... è pronto ad indicarci "come tornare a vincere".
Aprendo la manifestazione dei Modem (qualcuno gli spieghi che il termine, anche se fa molto gggiovane, è già obsoleto), l'ex sindaco di Roma ha detto che "il nostro obiettivo è quello di far diventare il Pd il primo partito italiano", che suona un po' come se l'allenatore del Chievo sostenessse che quest'anno il loro obiettivo è lo scudetto, invita a non commettere gli errori del '94 (quando furono i centristi di Martinazzoli e Segni a spianare la strada alla prima vittoria del Berlusca, in una situazione simile a quella odierna) e dice no alle alleanze eterogenee (le uniche in grado di consentire al centrosinistra le due vittorie elettorali nel 1996 e nel 2006).
Se Berlusconi pagava anche 10 mila euro al mese il silenzio e la compiacenza di una qualunque zoccoletta partecipante alle feste del bunga bunga, all'amico Veltroni dovrebbe quantomeno far costruire un mausoleo ad Arcore.

venerdì 21 gennaio 2011

La tragicommedia di Silvio e dei suoi sponsor cattolici.

Io non so perché, ma come al solito in tutto questo enorme casino di bunga bunga, prostitute minorenni e non, buste di denaro che vanno e vengono, con intercettazioni impietose che descrivono la tragedia di un anziano uomo ridicolo, la figura peggiore la fanno sempre i preti.
Che l'amico Silvio Berlusconi fosse un puttaniere che si fa procacciare la merce da coloro che frequentano certi ambienti, lo sanno anche i bambini e ormai da tantissimi anni. Almeno dal 1986, quando la sera del 31 dicembre viene intercettata una sua telefonata a Marcello Dell'Utri nella quale il futuro leader dell'Italia si lamenta del fatto che lui, Confalonieri, e l'altro magnaccia doc Bettino Craxi non hanno ricevuto la prevista visita ad Arcore di due vallette di Drive In e che quindi per quest'anno non si scopa.
Solo un episodio, ma uno delle migliaia a disposizione di chiunque voglia davvero farsi un'idea di chi è colui che poi avrebbe il compito di trasmettere i valori cattolici nella vita politica- Eppure in questi anni mr. B. ce l'ha messa proprio tutta per dimostrare di che pasta è fatto, ma niente. Nè la corte del papa lavavetri, nè quella del papa nazista hanno mai fatto nulla per prendere le distanze da questo schifo, dove la vergogna non è certo il sesso mercenario (i cattolici hanno una morale molto elastica), ma la sistematica corruzione di potere. Come se poi, quei bonaccioni degli avversari di Silvio fossero davvero i cosacchi pronti ad abbeverare i loro cavalli nella piazza di San Pietro e lui l'ultimo baluardo della libertà, al quale è possibile perdonare tutto, perfino un bestemmione sparato per insultare proprio una suorina cattolica.
E così, fra i racconti di Ruby Rubacuori, Nicole Minetti e le altre dell'harem, i più penosi di tutti sono proprio papa Ratzinger, il quale denuncia il "senso di insicurezza" dovuto in primo luogo alla "precarietà sociale ed economica", che però è "acuita anche da un certo indebolimento della percezione dei principi etici su cui si fonda il diritto e degli atteggiamenti morali personali, che a quegli ordinamenti sempre danno forza", e  il presidente della Conferenza episcopale, cardinale Angelo Bagnasco, il quale ha detto che lunedì la Cei affronterà l'argomento.
Chiameranno un esorcista?

sabato 15 gennaio 2011

Berlusconi alle corde? Più dignitosa la Tunisia di Ben Alì.

Non è difficile immaginare che tutto il mondo, ora più che mai, ci stia ridendo dietro. Avoglia a prendersela con lo sciovinismo dei francesi e la rozzezza dei brasiliani, come nel caso Battisti, o con lo snobismo degli inglesi (i cui principali quotidiani non perdono occasione per descriverci come un paese alla frutta). E' impossibile, nel mondo occidentale e democratico, trovare qualcosa di simile al carosello che si sta creando di nuovo attorno a Silvio Berlusconi, indagato per concussione e prostituzione minorile, con la Procura di Milano che è così convinta di avere in mano la "pistola fumante" da chiedere addirittura il rito abbreviato. Che la cosa sia pesante lo dimostrano le frasi sconnesse dell'avvocato Niccolò Ghedini, il quale prima urla alla "intromissione nella vita privata", poi però studia subito una strategia di fuga contestando la competenze dei magistrati milanesi. Per la concussione andrebbe infatti interessato il Tribunale dei ministri e per i bunga bunga di Arcore la Procura di Monza. 
Ma è da Milano che è partita l'inchiesta, durata mesi, con intercettazioni, rilevazioni della presenza dei cellulari in zona Casa Berlusconi, e, con tutta probabilità, anche foto e video. Per Silvio si fa dura, ma c'è poco da stare allegri. Perfino dittatori come  Zine El-Abidine Ben Alì, il satrapo salito al potere in Tunisia grazie all'aiuto di Bettino Craxi e dei servizi segreti militari italiani (ricambierà il favore accogliendo il latitante socialista ad Hammamet), vengono cacciati a calci nel culo senza appello, costretti a salire di gran carriera a bordo di un aereo per prendere il largo prima di essere appesi per i piedi.
Da noi no. Non basta la corruzione endemica, la violazione sistematica di ogni legge che regolamenta il mercato, il fallimento economico di un paese sempre più indebitato e sempre più stretto d'assedio da approfittatori alla Marchionne. I nostri figli non sono ancora alla fame come quelli di Tunisi. Il nostro Ben Alì (hanno più o meno la stessa età e gli stessi capelli catramati) non verrà cacciato da rivolte di piazza, ma incastrato da una prostituta minorenne.
Sai le risate che si sta facendo Lula.






venerdì 14 gennaio 2011

La Giamaica di Keith Richards.

Della recente autobiografia di Keith Richards, “Life”, ne hanno scritto in tanti, la gran parte dei quali puntando sul suo rapporto di amore e odio con Mick Jagger. In realtà il libro merita di essere letto per tanti motivi, fra i quali (per quanto mi riguarda) la passione per la “mia” isola dei Caraibi, dove i Rolling Stones si erano rifugiati quando veniva loro negato il visto per gli Usa.
"In quei giorni la Giamaica non era la Giamaica di adesso. Nel 1972 stava sbocciando. I Wailers erano stati messi sotto contratto dalla Island Records, Marley si stava appena facendo crescere le trecce. Al cinema c'era Jimmy Cliff con The Harder They Come. A Saint Ann’s Bay il pubblico sparò contro lo schermo mentre scorrevano i titoli del film, in un impeto familiare (a me) di gioia e ribellione. Lo schermo era comunque già perforato, forse per via dei western all’italiana che in quei tempi facevano furore”.
Gli Stones registrarono Goats Head Soup negli studi di Byron Lee a Kingston, i Dynamic Studios. “Era un fantastico studio a quattro piste. Sapevano in che punto la batteria suonava a perfezione e, per dimostrarlo, bang bang, avevano inchiodato lì la batteria”.
Poteva il nostro Keith non farsi contagiare dai rasta?
“Non erano molto lontani i tempi in cui la polizia passava per la strada e se vedevano due rasta sparavno al primo e lasciavano in vita il secondo perché trascinasse via il corpo. Di fronte al fuoco, era gente che non mollava: li ho sempre ammirati per questo. Il rastafarianesimo era una religione, ma una religione da fumatori, il cui principio era: ignora il loro mondo, vivi senza organizzazione societaria. Naturalmente non lo facevano, né avrebbero potuto farlo: il rastafarianesimo è una speranza molto labile. Labile, ma al tempo stesso meravigliosa”.
“Quello che veramente mi entusiasmava era che per loro non esiste te e me, esiste solo io e io, grazie a cui va a pezzi la differenza fra ciò che sei tu e ciò che sono io. Noi potremmo anche non essere mai in grado di parlare, ma io e io possiamo parlare. Siamo una sola cosa. Splendido”.

giovedì 13 gennaio 2011

Silvio bocciato dalla Consulta. Domani l'editto a Mattino Cinque.

Bastonato dalla Corte Costituzionale che ha, sia pure parzialmente, bocciato la legge sul legittimo impedimento (e stavolta con una maggioranza nettisima, 12 a 3), cancellando in particolare la norma che consente a Palazzo Chigi di certificare gli impegni istituzionali del premier in occasione delle udienze dei processi, Silvio Berlusconi sembra sempre più in affanno. Non è questo il colpo del ko, perché fra prescrizioni e altre leggi ad personam, è assai improbabile che uno dei procedimenti che lo riguarda arrivi al terzo grado di giudizio, ma è abbastanza per arroventare il clima. Il Pdl ha mandato avanti Sandro Bondi, il quale ha sparato la fesseria del giorno, parlando di "rovesciamento dell'ordine democratico" (come se non fosse previsto dal nostro ordine democratico che la Consulta giudichi la costituzionalità di una legge). Ma per domani sono attesi i fuochi d'artificio con l'improvvisata che il presidente del Consiglio farà a Mattino Cinque, trasmissione Mediaset. Utilizzerà il frasario consueto, evocando gli spettri del comunismo all'interno della magistratura italiana (ma stavolta, almeno su qualche norma, hanno votato contro anche i giudici nominati dal centrodestra), e finirà come al solito con i titoloni sui giornali, l'indignazione delle opposizioni e qualche editoriale sulla stampa estera, anche se Silvio l'eversivo non fa più notizia neanche oltre confine. E quanto scommettiamo che il Cavaliere tirerà in ballo la figuraccia del presidente Napolitano, che quella legge ha firmato felice e contento pochi giorni dopo la sua approvazione?
Tutto un bluff insomma? Almeno un risultato la decisione della Corte dovrebbe produrlo, ovvero rendere più difficili ai cacciatori di teste di Berlusconi di acquistare un po' di deputati e allargare la traballante maggioranza, visto che sembra chiaro a tutti che la legislatura è ormai agli sgoccioli. 
Peccato che dalle parti del Pd si continui a litigare.

martedì 11 gennaio 2011

Mara Carfagna è felice. In Italia le donne trovano lavoro, ora può tornare ad animare il gossip.

Quando non affronta a parolacce la sua vajassa corregionale Alessandra Mussolini, o non si fa prendere dai capricci nei confronti del suo pigmalione Silvio Berlusconi, è difficile rintracciare prove dell'attitività (o quantomeno dell'esistenza in vita) di Mara Carfagna, patinatissima e ipertiroidea ministra delle Pari Opportunità. Un giornalista che stimo, come Massimo Fini, ha rimproverato tutta la categoria per aver commentato in modo fin troppo maschilista la sfuriata della ministra, che un paio di mesi fa sembrava sul punto di abbandonare il Pdl. Aveva ragione. L'ex modella dei calendari di Max, nota rivista di grande spessore culturale, va giudicata per i suoi atti, non per i nudi di un tempo e i terribili tailleur di oggi. Lei è lì con uno scopo ben preciso, quello di difendere le donne e promuoverne le opportunità, le stesse che ha avuto lei, no?
Capita che qualche giorno fa l'Istat diffonda i consueti dati sull'occupazione. Un dramma: sempre meno posti di lavoro, sempre meno giovani occupati, sempre più aziende che chiudono. Ma poi, leggendo fra le righe, si scorge che nell'ultimo mese l'occupazione femminile è aumentata. Si tratta di un misero 0,3% di aumento del tasso, peraltro dovuto quasi esclusivamente al lavoro domestico e familiare, ma tanto basta alla bella Mara per prendere carta e penna e deliziarci con un comunicato stile bollettino della vittoria.  "Sempre piu' donne, in Italia, hanno un lavoro regolare: sono loro, oggi, a trainare gli indici dell'occupazione e, di conseguenza, la nostra economia'', proclama la ministra. 
Tranquille donne, missione compiuta. Ora può dedicarsi ai preparativi per il suo prossimo matrimonio. E tornare finalmente nelle pagine dei gossip.

Alemanno e la tristissima fine della destra sociale.

La "destra sociale" è un ossimoro. Cosa c'ha di sociale un partito che dalla sua istituzione a oggi alla fine ha difeso solo battaglie di retroguardia a ricasco dei cattolici più oltranzisti? Dal proibizionismo sulla droga (naturamente le canne, che sono roba da compagni, perché la coca piace anche a loro), al razzismo strisciante contro gli immigrati, dalle posizioni su divorzio e aborto degli anni settanta e ottanta a quelle sulla fecondazione assistita o sul biotestamento. Eppure, qualcuno dalle parti loro ci ha anche creduto, non voglio mettere in dubbio la buona fede.
La vittoria di Gianni Alemanno, ex testa calda del Fronte della Gioventù, alle elezioni per il sindaco di Roma fu un regalo inaspettato della coppia Veltroni-Rutelli, che invece di candidare Nicola Zingaretti, come chiedeva la base, riproposero il Cicciobello neo-cattolico e andarono incontro alla più amara (ed evitabile) delle sconfitte. In Campidoglio s'era visto qualche saluto romano e qualche slogan di troppo, ma i sostenitori del genero di Pino Rauti (fondatore di Ordine Nuovo, non esattamente un circolo ricreativo) puntavano sulla sua appartenenza a questa fantomatica "destra sociale", che avrebbe cambiato finalmente le cose in una Roma venduta mani e piedi ai palazzinari dal sindaco alla Nutella. 
Infatti, abbiamo visto come è andata. Dopo due anni di dolce far niente, travolto dagli scandali dell'Ama e dell'Atac, dove sono stati piazzati fidanzate, amanti, ex camerati di Terza Posizione e Nar e qualche cubista, travolto dalle polemiche sulla grande idea del Gran Premio di Formula 1 (fate il nome di Alemanno a un abitante dell'Eur, metterà mano alla pistola), bastonato da un sondaggio che lo darebbe sconfitto per 58 a 42 proprio contro Zingaretti (non arriverebbe neanche al ballottaggio), il sindaco barese trapiantato nella capitale ha azzerato la giunta e ritirato tutte le deleghe per consegnarsi mani e piedi al Popolo delle Libertà. La nuova giunta, si sa, verrà decisa da Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri, due fedelissimi del Cavaliere, che useranno il manuale Cencelli per riscrivere la maggioranza in Campidoglio in base ai nuovi equilibri della nuova (e zoppicante) maggioranza nazionale.
Il primo acquisto? Un fuoriclasse come Guido Bertolaso, annunciato come futuro vice di Alemanno. Si preannunciano tempi cupi, a meno che non siate clienti del Salaria Center e delle sue massaggiatrici in perizoma leopardato.





lunedì 10 gennaio 2011

Marchionne, le finte Br e gli utili idioti a sinistra.

Vi prego di osservare attentamente la foto qui a fianco. Una scritta con lo spray rosso su un cartellone pubblicitario di Torino contro l'amministratore delegato della Fiat è diventata l'evento mediatico del giorno. La bravata di un imbrattatore qualsiasi (peraltro dall'animo gentile, perché si è limitato a sporcare una insegna commerciale e non un muro della città) è diventata argomento di discussione sul ritorno del terrorismo, solo perché accompagnata dalla famigerata stella a cinque punte, quella che fu il simbolo delle Brigate Rosse. Poco importa se invece dei consueti proclami deliranti di un tempo la scritta si limita ad un goliardico "Marchionne fottiti", per la stampa targata Fiat è il segnale che il top-manager è nel mirino dei facinorosi. Mentre l'abruzzese col passaporto canadese e la residenza in Svizzera si compiaceva da Detroit delle ottime performance borsistiche dei nuovi titoli Fiat (ovvio, con le stock option se le azioni salgono lui raccoglie i soldi con la pala, del resto, tipo le macchine che non si vendono, chi se ne frega?), qui in Italia si discuteva (poco) del prossimo referendum a Mirafiori e (molto) del pericolo brigatista.

Indovinate chi ci è cascato con tutte le scarpe? Ma è ovvio: i due uomini della Fiat all'interno del Pd, ovvero il sindaco di Torino e compagno di partite a scopa di Marchionne, Sergio Chiamparino, il quale ha parlato di "ulteriore segnale d'allarme che non deve essere in alcun modo sottovalutato" e il suo degno compare Piero Fassino, che ci ha ricordato che è "dovere di tutti isolare coloro che inultimente e provocatoriamente vogliono alimentare il clima di intimidazione e di violenza". 
Il concetto di "utile idiota" sembra sia stato coniato da Lenin. Deve essere per questo che ce ne sono così tanti fra gli ex Pci. 

Il papa contro l'educazione sessuale. Negli istituti cattolici la praticano meglio.

"Non posso passare sotto silenzio un'altra minaccia alla libertà religiosa delle famiglie in alcuni Paesi europei, là dove è imposta la partecipazione a corsi di educazione sessuale o civile che trasmettono concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono un'antropologia contraria alla fede e alla retta ragione". Sono le parole di papa Benedetto XVI, che oggi ha aggiunto un altro piccolo tassello al suo personale curriculum di abiezioni verbali. 
Sottolineando il fastidio che il Vaticano ha sempre avuto nei confronti dell'Unione europea, vista come il demone laico nel cuore della cristianità (senza contare che il laicismo è europeo quanto e come la cristianità), il pastore tedesco ha cercato di cancellare decenni di progressi civili, negando l'utilità di spiegare ai giovani come avere una sessualità responsabile e come difendersi dalle malattie, o il rispetto delle idee di tutti. 
Dove vuole andare a parare l'ex membro della Hitler-Jugend? Ma è ovvio. Bussa a quattrini, infatti chiede ai governi europei di "garantire che le comunità religiose possano operare liberamente nella società, con iniziative nei settori sociale, caritativo od educativo", ovvero concedere fondi alle scuole private come fa purtroppo solo l'Italia, anche perché "in ogni parte del mondo si può constatare  la fecondità delle opere della Chiesa Cattolica in questi campi".
E' vero. In molte parti del mondo hanno potuto constatare l'impegno cattolico nell'educazione dei giovani. Come negli Stati Uniti (dove la Chiesa ha dovuto pagare miliardi di dollari di risarcimento alle vittime dei preti pedofili), o in Irlanda (dove sono usciti fuori particolari raccapriccianti sugli istituti cattolici di abusi durati per decenni e sempre e costamente nascosti dalla gerarchie ecclesiastiche), per non parlare di Malta o del Sudamerica, con la vicenda di padre Marcial Maciel Degollado, o della stessa Italia (con il vergognoso caso di don Cantini). 
Proprio "opere feconde" non c'è che dire. 

Tucson, Arizona. La nuova frontiera dell'integralismo cristiano.

Lei ha 40 anni. Si chiama Gabrielle Giffords ed è una parlamentare democratica del Congresso americano. Non è una dalle idee particolarmente estremiste, ma nell'America di oggi si può rischiare la vita anche solo per essere favorevoli alla libera scelta sull'aborto, alla ricerca sulle cellule staminali, all'aumento del salario minimo. Sostenitrice dell'energia rinnovabile, ha votato anche per abrogare i sussidi alle grandi compagnie petrolifere, soprattutto dopo il disastro del Golfo del Messico e, colpa ancora più grave, alle elezioni di medio termine ha sconfitto, in Arizona, il candidato del Tea Party, movimento politico statunitense che strizza l'occhio alle frange più estreme del Partito Repubblicano
Negli Stati Uniti del terzo millennio sfidare la lobby del crocifisso (i predicatori cristiani sono macchine da soldi infernali, con le loro finte chiese che raccattano dollari a palate dalla media borghesia credulona) e del petrolio è come sfidare la sharia in Afghanistan o in Pakistan. Proprio come il governatore del Punjab che aveva difeso la donna condannata a morte per aver insultato Maometto, ucciso dalla sua stessa guardia del corpo, la Giffords è stata centrata alla testa da un esaltato di 22 anni convinto probabilmente di guadagnarsi il paradiso. 
Forse si salverà, ma non è ancora chiaro in che condizioni. Sul marciapiede dello shopping center dove la parlamentare stava incontrando gli elettori sono rimaste uccise sei persone, fra cui una bambina di 9 anni che per uno scherzo del destino era nata proprio l'11 settembre del 2001, ma soprattutto è rimasto il cadavere della democrazia. "L'orrore è stato programmato. Hanno fatto di questa mia terra la Mecca dell'oscurantismo, del pregiudizio bigotto", ha detto lo sceriffo di Tucson, Clarence Dupnik. "C'è gente nelle tv e le radio della destra che ha trasformato l'odio per gli avversari politici in un business". 
Tucson, Arizona. La nuova frontiera dell'integralismo cristiano e della supremazia bianca. 

sabato 8 gennaio 2011

Biotestamento, lo scout del Pd Fioroni lancia la ciambella di salvataggio a Silvio.

Già noto alle cronache nazionali per la sua riforma della scuola, che scatenò proteste simili a quella della Gelmini, e per la sua battaglia contro il Tar per far sì che l'ora di religione valesse come crediti per l'ammissione all'esame di maturità, il boy-scout del Pd, Beppe Fioroni, è tornato in campo per ricordare una volta per tutte ai pochi superstiti elettori di sinistra di che pasta è fatto lui. In un'intervista al Corriere della Sera annuncia che sul biotestamento non voterà come il Pd (il che vuol dire che voterà con Berlusconi, magari salvandogli il culo, vista la maggioranza risicata che ha). ''E' chiaro che io rappresento l'orientamento non prevalente nel Pd e rivendico liberta' di coscienza. Ma non vedo il problema. Non sara' il banco di prova della rottura, ma della liberta' e della pluralita' del Pd. Ricordo che io votai con l'allora centrodestra la legge 40 sulla fecondazione assistita e con me tutti i popolari''. Ecco, casomai ve lo foste dimenticato.
Subito i teorici del "ma anche" hanno applaudito l'iniziativa. ''La liberta' di coscienza sui temi etici e' e deve essere un valore aggiunto, un punto di forza di un partito moderno, democratico, che non ha paura di discutere, ma che ha il dovere di rispettare le diverse culture e sensibilità'', hanno scritto in una nota congiunta un po' di peones ex democristiani riuniti sotto la sigla di  Popolari-dem, come Enrico Gasbarra, perchè, come diceva l'immortale Francesco Rutelli di Corrado Guzzanti, "noi lo anticipamo er' Santo Padre".
Come da ormai troppo tempo a questa parte l'idea di poter un giorno abitare in un paese civile (almeno per quanto riguarda i diritti civili elementari) è legata a Gianfranco Fini e i suoi futuristi. E ho detto tutto. Alla Totò.

venerdì 7 gennaio 2011

Lotta di classe (parte II). Il Giornale si iscrive alla Fiom e sbugiarda il manager Fiat: guadagna come 6.400 operai.

www.bamboccioni-alla-riscossa.org
In quest'Italia alla rovescia, mentre uno dei leader del centrosinistra, il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, racconta felice delle sue partite a scopa con l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, e ribadisce in un'intervista al Fatto Quotidiano che lui, come ahimè molti all'interno del Pd, avrebbe votato sì con entusiasmo al referendum su Mirafiori, il Giornale si "iscrive" alla Fiom e sul suo sito web lancia un sondaggio dal sapore vetero-comunista. E' morale che un dirigente guadagni come 6.400 operai dell'azienda che dirige? 
Seimilaquattrocento, avete capito bene. Il contratto di Marchionne prevede infatti uno stipendio di tre milioni l’anno più un bonus variabile sui risultati. Nel 2009 è stato di 4,7 milioni. Ma il manager ha anche 10 milioni di stock option, il cui valore dipende dai prezzi del titolo Fiat. Al momento - secondo il quotidiano - per effetto dell’ottima performance delle azioni, le opzioni valgono un premio di 100 milioni di euro, pari allo stipendio di un anno di circa 6.400 operai del Lingotto.
Fra Melfi, Termini Imerese e Pomigliano quest'anno la Fiat ha tenuto migliaia di persone in cassa integrazione. E la sinistra riesce a dividersi anche su una questione simile. 

Lotta di classe. Il compagno Mieli si sbrodola davanti a Marchionne e nomina il suo datore di lavoro uomo dell'anno.

A più di vent'anni dalla caduta del Muro di Berlino, c'è sempre qualcuno che riesce a tenere a galla i principi marxisti della coscienza e della lotta di classe. Cosa pensare infatti di "Cortina InConTra", popolare kermesse natalizia durante la quale si esibiscono in tavole rotonde seguite da un pubblico a-la page politici, giornalisti e milionari in genere? Va molto forte l'argomento economia in queste sedute da madama la marchesa moderate dal giornalista Enrico Cisnetto, insegnante all'Università di Giornalismo della Luiss (leggi Confindustria). Fra le tante perle dell'ultima edizione quella di Paolo Mieli, ex direttore di Corriere della Sera e Stampa e oggi presidente di Rcs Libri, di proprietà di Rcs Mediagroup che vede la Fiat con il 10,4% fra i suoi principali azionisti.
Chiamato a parlare di Sergio Marchionne, che è come se fosse il suo datore di lavoro, il nostro non ha avuto dubbi e come riporta il sito Dagospia si è lanciato in uno sproloquio degno del miglior Fantozzi. Ha definito il manager col maglioncino l'uomo dell'anno (chi cazzo vuoi che siano Assange e Zuckerberg?), ha attaccato la Fiom e difeso Bonanni da "quei mascalzoni che gli lanciano pietre e fumogeni" e in piena trance agonistica si è sperticato in elogi alla ministra Gelmini e al "coraggio della sua riforma", aggiungendo che lei e Marchionne  "hanno messo fine alla stagione dei diritti senza doveri iniziata nel cattivo post-sessantotto degli anni Settanta". 
Io trovo semplicemente meraviglioso che un uomo di 62 anni che guadagna come una trentina di operai della Fiat messi insieme e che quando era ragazzo militava in Potere Operaio e Lotta Continua ci faccia la lezioncina sul lavoro alla catena di montaggio e sugli studenti fannulloni da un palco di Cortina d'Ampezzo.
Viene voglia di riabilitarlo il vecchio Carlo Marx, che ne dite?

La Russa scopre che i militari dicono le bugie. "Soccorso rosso" per i generali.

Volato di nuovo ad Herat, dove qualche tempo fa si è esibito in peripezie alla Gabriele D'Annunzio, il ministro della Difesa con tendenza alla gratuita offesa, Ignazio La Russa, ha scoperto (e toccato con  mano) l'acqua calda. I militari dicono un sacco di bugie da sempre e pure nel caso dell'alpino Matteo Miotto non hanno raccontato la verità. Il ragazzo è stato colpito al termine di un conflitto a fuoco prolungato e non da un cecchino appostato lungo la strada. 'Gnazio si è giustamente ribellato e ha cazziato i generali. 
Per una volta, una, che un militarista convinto e pasciuto riconosce che dietro le stellette si nascondono gravi omertà, che ti fanno i geni di Repubblica? Intervistano Mauro del Vecchio, generale in pensione che, guarda un po' invece di stare ai giardinetti col cane o i nipoti, fa il senatore del Pd. Naturalmente lui è un sincero democratico, che dopo aver guidato le missioni in Kosovo e Afghanistan è stato scoperto da quell'autentico talent-scout che è Wa(l)ter Veltroni che gli ha garantito un posto a Palazzo Madama. Qui, il nostro generalissimo incassa lo stipendio da due anni, ma si è fatto notare in politica solo per le sue dichiarazioni contro i gay nell'esercito, seguendo la perfetta logica veltronian-d'alemiana del fare incazzare sempre e comunque quelli che votano per noi. E così, mentre La Russa scopre le bugie, arriva il nostro che dichiara che "non è il caso di attribuire scarsa trasparenza ai militari". 
Io invece penso che sia proprio il caso. La storia dell'Italia repubblicana è francamente piena di porcherie coperte da carabinieri e servizi segreti militari e i vertici delle Forze Armate sono stati spesso accusati di crimini gravissimi. La trasparenza, come può testimoniare chiunque abbia vagamente a che fare con le istituzioni militari, non è affatto praticata in certe stanze. E il bello è che non è solo un caso tipicamente italiano, come ci potrebbe raccontare Obama, rintronato di cazzate dai suoi generali sulle opzioni in campo per Iraq e Afghanistan. La differenza è che lì ci sono i giornalisti, come Bob Woodward e perfino quelli del magazine Rolling Stone (che hanno affossato il generale Stanley McChrystal). Qui da noi esistono le buche delle lettere.

mercoledì 5 gennaio 2011

Silvio: "I comunisti esistono". E stanotte arriva anche la Befana.

I comunisti esistono. La rivelazione, proprio alla vigilia dell'Epifania, è del nostro lider maximo, Silvio Berlusconi, che oggi non avendo parenti di morti ammazzati e calciatori miliardari da abbracciare ha telefonato al suo dipendente Alfonso Signorini, direttore di un settimanale con il culto del trash, durante la registrazione di un programma televisivo che andrà in onda stasera. 
 "I comunisti ci sono, esistono eccome e utilizzano i magistrati a loro vicini, perché mi considerano un ostacolo da eliminare, per arrivare al potere", ha detto il presidente del Consiglio seminando il panico fra gli astanti. 
"I comunisti italiani hanno sperato che bastasse cambiare il nome del partito per cancellare il passato. Hanno cambiato il nome più volte, ma il trucco non ha funzionato. Sono rimasti gli stessi di prima, con gli stessi pregiudizi e lo stesso modo di fare politica. E' vero, si sono imborghesiti, indossano capi firmati, scarpe fatte su misura, pasteggiano a caviale e champagne".

I comunisti? Con il cachemire e lo champagne? Oddio, dove?  Tranquilli, nel caso assistiate alla trasmissione non andate nel panico. E' uno scherzo. Vedrete che a un certo punto si scopre che il Caimano sta parlando di Massimo D'Alema. Il suo miglior compagno di merende.

martedì 4 gennaio 2011

La retorica della buona morte. I soldati in Afghanistan un esempio per i giovani?

Che i giovani di oggi abbiano dei pessimi esempi davanti è poco, ma sicuro. E certo il problema non sono solo le veline, i tronisti e i calciatori, che pure hanno diffuso nel paese l'idea che si possano fare soldi senza avere particolari qualità intellettuali, ma soprattutto una classe politica e dirigente che ha fatto della carriera una questione di vita o di morte e a essa ha sacrificato qualsiasi principio morale. Spero dunque che i miei figli non prendano esempio dalle facce che abitualmente affollano la televisione (come quella di Berlusconi, che oggi fra un abbraccio alla madre dell'alpino ucciso e uno a Alberto Torregiani, vittima dell'organizzazione terroristica della quale faceva parte Cesare Battisti, ha amabilmente incontrato anche i giocatori del Milan e si è fermato a parlare con quell'intellettuale di Antonio Cassano), ma neanche da quelli che sfruttano la retorica della buona morte nel nome di gesù bambino piccino picciò.
"Tu sei l’eccezione non la normalità, tu sei l’eroe vero non un eroe falso come quelli mercificati. Sarai un esempio per i giovani di oggi", hanno scritto in una lettera letta ai funerali i genitori di Matteo Miotto, il caporalmaggiore deceduto nei giorni scorsi in Afghanistan. 
Il dolore è sempre una cosa che va rispettata, ma in questo caso no, non ci sto. Non voglio che sia d'esempio per i giovani andare a fare la guerra per giunta convinti di compiere chissà quale gesto umanitario. Alla balla della missione di pace non ci crede più davvero nessuno (basterebbe dare una rapida scorsa ai tanti file diffusi da WikiLeaks sulla specchiata onestà dei leader afgani che i paesi della Nato sostengono a dispetto di buona parte della popolazione locale) e non si può onestamente confondere l'occupazione di un paese con il mantenimento della pace. Il fatto che si sia riusciti a prendere in giro un giovane di poco più di vent'anni, sventolandogli davanti al naso un po' di euro in più e convincendolo di avere un ruolo nello scacchiere internazionale è di per se' una vergogna. Il povero alpino non è un eroe, è una vittima, armata, di un conflitto armato. E io spero proprio che non sia d'esempio per nessuno. 

Marchionne vola in Borsa, ma non vende un'auto. La Fiat prima solo in Brasile, chissà come c'è rimasto La Russa.

Non c'è niente da fare. Il mercato non vuole bene al manager col maglioncino che proprio nel giorno dell'esordio in Borsa dei nuovi titoli Fiat si vede recapitare sulla scrivania gli ultimi dati sulle vendite di autovetture in Italia. Gli acquirenti di scatole di latta a motore devono essersi improvvisamente tutti iscritti alla Fiom, visto che la quota della casa torinese (torinese? vabbè diciamo serbo-polacca) è scivolata nuovamente sotto il 30%. 
Se nel 2010 le immatricolazioni in Italia sono scese del 9,2%, la Fiat ne ha registrate poco più di 590mila contro le 709mila del 2009 (-16%). E così, mentre tutti i giornali italiani suonano festosi la trombetta ("La Borsa promuove Marchionne", "E' andata: ci sono anche gli americani", "Marchionne supera l'esame Borsa: Ringrazio il governo", "La Borsa promuove la nuova Fiat. Volano le due azioni. Marchionne: possiamo produrre con o senza Fiom", questi alcuni dei commoventi titoli), sorge spontanea la domanda: non sarà che la produttività degli operai italiani è più bassa di quella degli altri perché non hanno molto da produrre, visto che Marchionne non ha molto da vendere?
Per l'uomo solo al comando della locomotiva impazzita non resta che fare come Battisti e rifugiarsi in Brasile. La notizia è infatti che l'Italia non è più il primo mercato per l'auto Fiat e proprio nel paese sudamericano il gruppo si è confermato nel 2010 leader del mercato, con 760.495 auto e veicoli commerciali venduti. Ora bisogna solo spiegarlo ai ministri Frattini e La Russa

lunedì 3 gennaio 2011

Anche il Giornale ha il suo "mostro" da beatificare. Il killer del Circeo ha scoperto Gesù.

Chissà se sulla scelta avrà influito il caso Battisti, con quegli odiosi dell'intellighenzia di sinistra che hanno festeggiato la decisione del compagno Lula facendo vedere i sorci verdi alla nostra maggioranza di governo. Ma oggi Il Giornale ha deciso di dedicare ben un'intera pagina ad un altro protagonista degli anni settanta, Angelo Izzo, uno dei killer del Circeo, omicida seriale che ha colpito ancora, dopo molti anni, quando gli era stata concessa la libertà vigilata.
Bene, non ci crederete, ma come nelle favole il "mostro" ha scoperto Gesù. A rivelarcelo è la moglie del serial-killer, Antonella Papi, una pazza totale che ha sposato Izzo in carcere, con una scelta che invece, secondo il quotidiano del fratello meno furbo di Berlusconi, "merita rispetto".
Ebbene la signora ci informa che "Angelo prega spesso" e che "non ama gli uomini di chiesa, ma ha uno spiccato senso della spiritualità. Crede nella giustizia di Dio, non in quella degli uomini". Non solo, ma il povero Angelo sarebbe stato vittima dei soliti komunisti, che "
hanno trovato in Izzo il perfetto capro espiatorio, il simbolo del male che ovviamente doveva essere incarnato da un uomo di destra. Peccato che nessuno abbia indagato negli ambienti della sinistra. Se lo avessero fatto oggi, forse, Angelo non sarebbe in cella".Davvero commovente, al punto che Il Giornale decide di parlare anche della morte del figlio della signora, nipote di Amintore Fanfani, che secondo la Papi sarebbe stato vittima di chissà quale complotto. In realtà il povero Jacopo si è schiantato come altri diciassettenni dell'epoca a bordo di una micro-car con la quale è uscito di strada e l'incidente non pare avere molto di misterioso.
Quanto a Izzo, il quotidiano decide anche di pubblicare una sua lettera alla moglie, intitolata "Cara Donatella, ho scoperto che Gesù è dentro di me", nel quale l'omicida dimostra tutta la sua follia, parlando di fede in dio e paragonandola a quella delle Waffen SS che "si immolavano sul fronte russo portando scritto sul cinturone 'Dio è con noi' e avevano come motto una frase che io credo sia la stella polare della vita di un uomo degno di essere un uomo: il mio onore si chiama fedeltà".
Gesù è dentro di lui. Speriamo che non escano insieme.

"Gott Mit Uns". L'arcivescovo militare paragona i soldati in Afghanistan a Gesù. Anche lui andava in giro armato e a bordo di mezzi corazzati?

"Molti chiedono perché ci ostiniamo ad esporci in terre così pericolose, ma allora non si potrebbe rimproverare anche a Gesù di aver cercato la morte, affrontando deliberatamente coloro che avevano il potere di condannarlo? Perché non fuggire? Gesù non ha cercato la morte, non ha però neppure voluto sfuggirla, perchè giudicava che la fedeltà ai suoi impegni fosse più importante della paura di morire".
Sono state le parole dell'arcivescovo militare Vincenzo Pelvi, durante la messa in onore dell'ultimo soldato italiano caduto in Afghanistan, la più lunga e inutile delle guerre combattute dal nostro paese, per giunta per conto terzi. E francamente hanno dell'incredibile, perché giustificano una autentica follia di violenza e sono intrinsecamente delle vere e proprie bestemmie. Non so a voi, ma a me non risulta che Gesù andasse in giro a predicare la pace armato fino ai denti e a bordo di mezzi corazzati. 
Possiamo discutere per ore sull'opportunità o meno di inviare i nostri soldati laggiù, ma per favore facciamola finita con la missione di pace, che è roba buona per i poveri di spirito. L'esercito italiano non è Emergency e i nostri interessi laggiù sono puramente economici.

Contrordine camerati, il Brasile non si boicotta più.

Contrordine camerati, il Brasile non si boicotta più. Meglio scrivere una bella letterina alla nuova presidente Dilma Roussef, come ha fatto il ministro Frattini, che perdersi contratti da 10 miliardi di euro. L’anno scorso l’Italia ha superato la Francia ed è diventato l’ottavo Paese esportatore in Brasile con quasi il 3% delle quote. Nel 2009 il Brasile ha importato dall’Italia prodotti per tre miliardi e 664 milioni di dollari, ne ha esportati per tre miliardi e 16 milioni. Un affare per il Made in Italy. In Brasile è presente la Fiat, con due stabilimenti e un terzo nell’area di Recife in fase di realizzazione. Ma hanno interessi consolidati anche Pirelli, Impregilo e Telecom Italia.
Non basta.
Fs e Ansaldo Sts sono interessate alla costruzione della linea ad alta velocità fra Rio, San Paolo e Campinas e nel settore della Difesa, alla faccia di 'Gnazio La Russa, Iveco sta trattando una commessa per la fornitura di mezzi Lince all’esercito brasiliano e Fincantieri  ha chiuso un accordo con la marina brasiliana per la vendita di pattugliatori, fregate e navi da rifornimento. Fra Fincantieri, che costruirà le navi e Finmeccanica, che fornirà i sistemi d’arma, ci sono in ballo sei miliardi di commesse.
In un articolo sulla Stampa si citano ambienti governativi che avanzano "letture maliziose" dell'affaire Battisti. "Poiché l’Italia ha vinto la mega-commessa lasciando di stucco i concorrenti francesi, c’è chi si è convinto che dietro la decisione di Lula ci sia stata una pressione diplomatica da parte di Parigi per far saltare gli accordi con l’Italia. Voci, per ora niente di più, che però testimoniano la tensione che in questi giorni si respira sull’asse Roma-Brasilia".
Peccato che i rapporti diplomatici non li abbia affatto interrotti Lula e siano solo il frutto del delirio dei soliti improvvisatori del nostro governo.